La prefazione di Mons. Luigi Negri al catalogo della mostra su Eugenio Corti

Eugenio Corti ha certamente portato la Brianza nel mondo ed il mondo in Brianza, perché è stato un grande cristiano. Il cristiano è infatti colui che, caratterizzato da una precisa particolarità, di carattere ambientale, culturale, psicologico, affettivo, assume la particolarità nell’orizzonte universale della fede e quindi dà al particolare il suo senso profondo e il suo significato, quello di essere in rapporto, magari dialettico, con la totalità di Dio in Cristo. Così come ci ha insegnato il nostro grande maestro Don Giussani, su ogni particolare dell’esistenza e su ogni momento di essa vibra la certezza dell’eterno.

Dunque Eugenio Corti ha vissuto la sua grande testimonianza di cristiano nel mondo e così il suo particolare, anche attraverso la genialità della sua arte, è diventato valore universale, offerto a tutti e da moltissimi incontrato ed usato.

Corti ha vissuto la sua vocazione cristiana da laico, cioè da battezzato.

Innanzitutto ha riaccolto e riattualizzato la grande tradizione della Brianza cattolica: quella singolare esperienza di fede che, anche nelle situazioni più particolari, ha avuto la forza di diventare cultura e principio di civiltà. I protagonisti del “Cavallo rosso” sono protagonisti di una missione ecclesiale e di una grande esperienza di socialità umana.

Questa riattualizzazione della tradizione è divenuta capacità di cultura nuova, capacità di carità nei confronti del popolo, capacità di partecipazione intensa, e cristianamente critica, alle vicende anche tragiche del nostro paese.

La cultura di Eugenio Corti, espressa in maniera straordinariamente pertinente, in tutte le sue opere, spazia sul presente, sulla tradizione cattolica anche di luoghi lontani da noi, ed ingaggia un serrato confronto con la mentalità totalitaria espressa in maniera terribile dal comunismo ateo. Ritengo il volume di Corti “Processo e morte di Stalin” il libro più intelligente che sia stato scritto sulla ideologia Marx-leninista.

Ma il principio di mobilitazione della sua cultura è stato sempre l’amore alla Chiesa reale, le cui vicende ha saputo ricostruire con precisione, con chiarezza di giudizio, con una grande capacità di compassione. Le opere di Corti consentono di penetrare in profondità la storia della Chiesa cattolica italiana lungo tutto il XX secolo.

Dio ha premiato Eugenio Corti, non solo per questa fecondità che dura anche nella maturità della sua vita, ma perché gli ha donato un incontro con generazioni nuove che, coinvolte nel suo stesso amore alla Chiesa, sono diventate e sono la presenza della sua testimonianza che prosegue e che può incontrare oggi questo mondo così tragicamente disperato perché privo del senso della permanente attualità della tradizione cattolica.

Per tutto quello che ha scritto, io annovero Eugenio Corti fra i maestri che il Signore mi ha fatto incontrare e che hanno inciso profondamente sulla mia vita e sulla mia cultura.

Luigi Negri, Vescovo di San Marino – Montefeltro

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